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• IL PUNTO
Il tempo di scelte coraggiose

di Carlo Gerla - segretario generale Cisl Milano Metropoli

Si riparte da Roma, dalla grande manifestazione unitaria di Cgil, Cisl, Uil

di sabato 9 febbraio. Ma si riparte anche da Milano dove si giocano gran parte delle possibilità di rilancio del Paese.

La manifestazione di Roma, la più imponente degli ultimi decenni, con la partecipazione convinta e appassionata di centinaia di migliaia di persone (lavoratori, pensionati, giovani) ha innanzitutto confermato che il sindacato c’è: con la sua storia, le sue idee e le sue proposte innovative. Nessuno, Governo in testa, può prescindere da questa realtà e dal confronto con le organizzazioni dei lavoratori e le altre parti sociali. Quella di piazza San Giovanni, con i suoi colori, è stata una manifestazione pacifica e democratica, che guarda avanti. La manovra del Governo non va, è miope e recessiva, non guarda al futuro e rischia di compromettere il presente. I primi giorni di applicazione dei provvedimenti più reclamizzati (reddito di cittadinanza, quota cento ma anche il decreto sicurezza) hanno messo in evidenza che così come sono stati impostati non funzionano, anzi rischiano di produrre più danni che benefici. Soprattutto hanno il respiro corto di scelte improvvisate propagandistiche: basta con le campagne elettorali, cominciamo ad affrontare con serietà i problemi di un Paese a forte rischio di declino (le previsioni sull’andamento del Pil e altri indicatori non vanno presi sottogamba) e isolamento. La manifestazione di sabato 9 febbraio è solo l’inizio: la manovra può essere migliorata e noi siamo pronti a portare il nostro contributo. In caso contrario la mobilitazione continuerà e si alzerà di livello. Le nostre proposte, sintetizzate nella piattaforma unitaria con Cgil e Uil, sono chiare e definite.

• La manovra non funziona soprattutto perché non destina risorse sufficienti in investimento, ovvero crescita e sviluppo. Veniamo da lunghi anni di pesante crisi economica con conseguenze disastrose sul piano occupazionale e sociale. Sofferenze che hanno colpito duramente lavoratori, pensionati, famiglie e giovani.

• È arrivato il momento del coraggio. Servono scelte decise e lungimiranti. Ci vuole uno scatto d’orgoglio di tutte le forze sane, così com’è sempre stato nei momenti difficili della vita italiana.

• Non possiamo rifiutare le sfide del futuro e rinchiuderci in noi stessi. Come sindacato vogliamo essere parte del cambiamento. Servono più risorse per l’innovazione, la ricerca, l’alternanza scuola-lavoro. Bisogna ridurre le vaste zone di povertà, non con interventi ibridi, ma mirati all’inclusione sociale. Il lavoro è lo strumento più idoneo per raggiungere questo obbiettivo.

• Sostenere l’occupazione, in particolare quella giovanile, significa investire nella formazione continua, in infrastrutture materiali e immateriali, in politiche industriali che rispettino l’ambiente, in nuove tecnologie e nella digitalizzazione.

• Il fisco. Ci vogliono agevolazioni per incentivare le assunzioni a tempo indeterminato ma è anche urgente ridurre la pressione fiscale sui lavoratori dipendenti e i pensionati che da soli rappresentano il 97% delle entrate dell’Erario.

• Per le pensioni è necessario un ripensamento generale del sistema. Provvedimenti parziali servono a poco, non bastano gli slogan per superare le storture della legge Fornero.

Dicevamo che si riparte anche da Roma ma anche da Milano, dove, come confermano le recenti stime sulla produzione industriale, gli indicatori sono positivi. Attenti, però. Soprattutto, prudenti: il quadro emerso è complessivamente confortante ma, anche per il territorio milanese, avvertiamo i primi segnali di allarme. Penso a quanto è accaduto in questo inizio di 2019 nel legnanese, con alcune crisi aziendali che hanno coinvolto circa 700 lavoratori e provocato una forte riduzione di salario. Non solo: preoccupa anche il dato sulle previsioni in termini di produzione e fatturato, con il 28% delle imprese che parla di riduzione. Tutto evidentemente è legato: l’Italia senza Milano non decolla, Milano senza l’Italia (e l’Europa),da sola, non ce la fa.

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