ESPERIENZE
Vita da “expat”: Amsterdam e il suo DNA

"Mamma vado ad Amsterdam"... e inizia la storia nella capitale olandese, che viene identificata troppo spesso come la città dei coffeeshop e del quartiere a luci rosse. La stessa pubblicità della campagna “I Amsterdam” dello scorso anno ha voluto però andare oltre gli stereotipi che definiscono la città che regna sull’Amstel...

“Mamma vado ad Amsterdam”: chissà quanti, giovani (e non), italiani (e non), hanno pronunciato questa frase negli ultimi anni. “Mamma vado ad Amsterdam” però, non è solo un’esortazione di chi decide di partire verso una delle città più affascinanti e attraenti del pianeta, è anche il titolo del blog di Angelo Turi mammavadoadamsterdam.wordpress.com, il cui sottotitolo è decisamente ancora più emblematico: Frammenti di vita e battaglie quotidiane di un italiano ad Amsterdam. Le pagine ricche di informazioni – scritte da chi ha vissuto la città in prima persona – offrono consigli per chi voglia semplicemente visitare Amsterdam o direttamente trasferirsi nella terra dei tulipani. Non mancano però anche aneddoti raccontati con ironia dall’autore, rientrato da poco in Italia, che aiutano a comprendere la città. Ma qual è dunque la vera realtà di Amsterdam?

Nell’immaginario collettivo, la capitale olandese viene identificata troppo spesso come la città dei coffeeshop e del quartiere a luci rosse. La stessa pubblicità della campagna “I Amsterdam” dello scorso anno ha voluto però andare oltre gli stereotipi che definiscono la città che regna sull’Amstel. Amsterdam, come recitavano i cartelloni pubblicitari, non è solo la città caratterizzata dai bellissimi canali con 400 anni di vita, oppure la “città dei musei”. Amsterdam è molto di più tutto questo. Ma allora cos’è realmente Amsterdam?

Da Van Gogh ad un tattoo, pedalando cerco te”, cantavano i Timoria: questa frase riassume in poche parole la “morbida realtà” di Amsterdam. Su e giù dai canali, in tram o in bici: già perché ad Amsterdam la bici è una filosofia di vita. Si dice che ce ne siano più di mezzo milione nelle sue innumerevoli piste ciclabili. Ogni giorno, infatti, un terzo degli abitanti utilizza i fiets (biciclette, talvolta un po’ arrugginite) per muoversi in città.

 

 

CHI DETERMINA IL CARATTERE DELLA CITTA'

Se fino a qui abbiamo iniziato a capire qualcosa in più di questa città, viene spontaneo però, a questo punto, chiedersi: “Ma che cosa determina il carattere di Amsterdam? E soprattutto chi?”. Ecco le domande a cui cerca di rispondere la stupenda mostra “Amsterdam DNA”, ospitata dall’Amsterdam Museum. La risposta al primo quesito potrebbe essere compendiata nei quattro valori che da sempre caratterizzano Amsterdam: lo spirito imprenditoriale, la virtù civica, la creatività, la libertà di pensiero. Da tempo immemore tali caratteri si uniscono dando vita a una città versatile dove spirito commerciale e proverbiale tolleranza si intrecciano in un connubio che contraddistingue la capitale olandese rispetto alle altre città. Per rispondere alla seconda domanda “Chi determina il carattere di questa città?” mi sono lasciato invece ispirare dall’articolo “The Ghosts of Amsterdam” (“I fantasmi di Amsterdam”) apparso sul New York Times nel settembre del 2013, scritto da Russel Shorto, giornalista e storico statunitense, autore del libro “Amsterdam: A History of the World’s Most Liberal City”. Il testo racconta la storia della “città più liberale del mondo” dalle sue origini, passando attraverso l’età dell’oro (la cosiddetta Golden Age) e arrivando fino ai giorni nostri. Sono dunque dei fantasmi che da anni costituiscono il DNA della capitale olandese? Shorto racconta nel suo articolo che, mentre passeggia nelle vie di Amsterdam, ha la sensazione di imbattersi in luoghi dove la presenza dei personaggi che hanno segnato la storia della città sia oggi più viva che mai. Già, perché è proprio questo ciò che si prova camminando tra i canali, partendo da Rembrandtplein passando per piazza Dam, per giungere fino alla casa di Anna Frank. Per poi di nuovo immergersi nei capolavori di Van Gogh a Museumplein, a due passi da dove ha vissuto per qualche tempo Etty Hillesum. Questi luoghi sono tuttora gli uomini e le donne che li hanno abitati. La lista di persone illustri che hanno contribuito a costituire nel tempo il DNA di questa città è molto lunga: ho dovuto citarne solo alcune. Tra queste però c’è un altro Van Gogh che si ricorda nella storia recente di Amsterdam: discendente del fratello del celebre pittore, Theo, porta lo stesso nome del suo antenato, regista e attivista olandese, autore del cortometraggio Submission, assassinato nel novembre 2004 per aver denunciato la sottomissione della donna ad opera delle frange radicali dell’Islam. Una delle pagine più tragiche degli ultimi anni che ha sconvolto l’Olanda e che mostra come anche questo Paese abbia conosciuto momenti difficili legati ai processi di integrazione degli immigrati. A tale proposito scrive Aldo Cazzullo in un suo recente articolo “Olanda, terra di libertà”, ricordando come gli olandesi siano andati in giro per il mondo e poi si siano trovati poi il mondo in casa ma sempre hanno avuto gli anticorpi per assorbire le tensioni dell’immigrazione e i conflitti tra le civiltà.

E quindi, grazie anche ai personaggi sopra citati che rivivono ancora nelle sue vie, Amsterdam non sembra mai invecchiare. Amsterdam, che ha da poco festeggiato i suoi primi 1000 compleanni, è in realtà una città giovane sotto molti aspetti, nata da un acquitrino di pescatori – quando Utrecht era già un importante centro della cultura e dell’istruzione – che attrae ogni anno studenti e lavoratori da ogni parte del globo. Sono i cosiddetti “expat”, che deriva da espatriate, gli espatriati. E pensare che nonostante tutto Amsterdam ancora oggi è una “città di passaggio”. Più dei 2/3 degli attuali Amsterdammer (gli abitanti di Amsterdam) è nato altrove. Insomma, ad Amsterdam si viene e si va: dal 1850 ad oggi la popolazione è aumentata di 225.000 abitanti superando solo negli ultimi anni le 800.000 unità.

E dunque. Partire o restare? Questo è il problema. L’ho chiesto a Giuseppe, 28 anni, milanese d’origine, laureato in Economia in Università Cattolica, in pianta stabile in Olanda ormai da cinque anni, che oggi lavora per una multinazionale sportiva. “Sono venuto ad Amsterdam – mi racconta – per fare l’Erasmus: dopo un semestre passato qui sono rientrato in Italia per terminare e discutere la tesi di laurea magistrale. Dopo la laurea ho iniziato a inviare il curriculum sia in Italia che in Olanda. Mi hanno chiamato poco dopo per un colloquio qui ad Amsterdam, sono stato assunto e da allora vivo qui. Ho lavorato in tre aziende diverse”.

Come definiresti il mercato del lavoro olandese? “È un mercato flessibile ma allo stesso sei più tutelato rispetto all’Italia. La crisi comunque si è sentita anche qui. Una differenza che però ho notato subito riguarda il fatto che quando si invia il curriculum per una posizione hai una risposta – positiva o negativa – in pochi giorni”.

Gli pongo quindi la fatidica domanda: torneresti in Italia?

“Tornare significherebbe rinunciare a circa il 30% dello stipendio: ci tornerei se avessi le stesse garanzie e opportunità che ho oggi qui”.

Dopo il tema del lavoro parliamo della città: come mi descriveresti Amsterdam? “È una città piena di opportunità: ci sono tante possibilità sia in termini di lavoro (disoccupazione tra le più basse con mercato del lavoro flessibile) sia per aprire delle attività proprie con agevolazioni fiscali molto convenienti basti pensare alla Fiat-Chrysler e alle tantissime altre multinazionali straniere che si sono trasferite in Olanda per beneficiare di sgravi fiscali e attrarre capitale umano da tutto il mondo. È una città multiculturale dove sono presenti nazionalità di tutto pianeta: la metà dei residenti non è olandese e si vive tranquillamente parlando inglese. È una città bella e attraente sia per chi la visita sia per chi la vive in particolare grazie anche alla qualità bella vita salutare: aria pulita, mobilità sostenibile (piste ciclabili), brevi tempi di spostamento, parchi e spazi di gioco per i bambini”.

Insomma: provare per credere. Con l’augurio che anche voi che leggete un giorno possiate dire: “Mamma vado ad Amsterdam”.

 

Link utili:

 

Mamma vado ad Amsterdam

Il blog curato da Angelo Turi.

http://mammavadoadamsterdam.wordpress.com/

https://www.facebook.com/MammaVadoAdAmsterdam

 

Alice in the Netherlands

Il blog curato da Linda Dell’Olmo.

http://iointhenetherlands.blogspot.nl/

https://www.facebook.com/AliceInTheNetherlands

 

Amsterdam secondo me - Zingarate

http://www.zingarate.com/network/amsterdam/

https://www.facebook.com/pages/Amsterdam-secondo-me-Zingarate/266763103389187

 

Radio Onda Italiana

Sulle frequenze di Salto Wereld FM e Stads FM Radio Onda Italiana trasmette ogni settimana diversi programmi.

http://www.ondaitaliana.org/

https://www.facebook.com/RadioOndaItaliana

 

Radio Pizza Olanda

La voce degli italiani all’estero.

http://www.radiopizza.co.uk/olanda/category/podcast-nl/

 

Italiani ad Amsterdam

http://italianiamsterdam.net/

https://www.facebook.com/pages/Italiani-Amsterdam/370378759749811

 

 

Expatcenter – I Amsterdam

http://www.iamsterdam.com/en-GB/Living/Expatcenter

 

Notizia sull'articolo:

L'autore di questo post nel nostro "Blog of Job.it" da settembre a dicembre 2013 è stato Guest Researcher presso l'Amsterdam Institute for Advanced Labour Studies (AIAS).

 

19/06/2014
Giovanni Castiglioni dottorando in Sociologia presso l'Università Cattolica di Milano. - info@jobedi.it
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