GIOVANI
Chiedeteci se siamo felici

Il ragazzi del '99'. I loro dubbi, le loro speranza. La generazione smartphone si raccanta. Statistiche, storie, testimonianze e i pareri degli esperti, più l'opinione dell'arcivescovo di Milano Mario Delpini.

La storia di copertina di Job di febbraio è dedicata ai giovani: chi sono, cosa fanno, quali sono le loro aspettative. Di seguito l'articolo di apertura,, per leggere tutto lo speciale CLICCA QUI

Avere 18 anni negli anni 2000, un passaggio generazionale molto documentato nelle vignette, poco conosciuto scientificamente. I sogni e le paure di chi quest’anno compie 18 anni non sono solo legati a fatto di non aver mai conosciuto la lira e a ignorare un mondo senza telefonini.

Chi è nato nel 2000 oggi rischia di affacciarsi al mondo degli adulti con le difficoltà della generazione immediatamente precedente, solo che le trappole sembrano essersi radicate e ingigantite.

Proviamo a entrare nel mondo dei diciottenni partendo dal rapporto Censis. Che per la generazione 14-19 anni ha chiesto di mettere in ordine le tre cose principali che contano nella vita. Ecco la top 3: social network, posto fisso e smartphone.  Riprendiamoci da questa “botta” e andiamo oltre. Provate a chiedere a un 18enne qualsiasi cosa sul suo futuro, e la risposta sarà più o meno vicina a uno sconsolato “non lo so”.

Se l’è chiesto l’Istituto Toniolo in collaborazione con Fim Cisl nel 2017 e la ricerca statistica (su 2000 giovani dai 20 ai 34 anni) e le risposte raccolte sono state allarmanti. Al primo posto tra le aspettative “un lavoro appagante che consenta di emanciparsi dalla famiglia”. Quello che un tempo non lontano era considerato un traguardo possibile, ora è un sogno riservato a pochi.

Al secondo posto tra le aspettative dei giovani la flessibilità che consenta di scegliere come crescere nella professione e come cambiare, anche ruoli e sedi.

Cosa spaventa di più i giovani adulti? Le tre “i”: invecchiamento popolazione, immigrazione e innovazione tecnologica. Secondo il sondaggio sono questi tre elementi i fattori di rischio per l’accesso dei giovani al mondo del lavoro, nelle parole dei giovani. Che per metà sono convinti, per inciso, che un sindacato oggi sarebbe ancora utile se al passo con i tempi.

VOTO

 La disillusione regna sovrana anche tra chi andrà a votare (o potrebbe farlo per raggiunta età) il prossimo marzo. Secondo i dati di Ipr Marketing solo tre su dieci neo-votanti andranno alle urne.

Altro dato che spesso ci sfugge è che i giovani teenager sono pochi. Negli anni 60 la fascia 15-19 anni contava 5 milioni di persone. Oggi appena la metà, di cui il 10% straniero e al momento senza cittadinanza italiana. Eppure il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a inizio anno ha chiesto ai partiti di avere nei programmi elettorali proprio un capitolo sui giovani.

Il risultato? Nelle intenzioni, tutto un retro-front.  Cosa capiranno i 18enni di queste posizioni è complicato prevedere.

BUONE E CATTIVE ABITUDINI

 Sono lontani i tempi in cui si lottava tra genitori e figli per le ore piccole. Oggi la maggioranza della socialità i giovani la vivono in casa. Anche quando dovrebbero uscire, preferiscono stare dentro. E se escono, ovviamente non tutti, il grande evento è celebrato nel peggiore dei modi: con una bella ubriacata. Gli intossicati da coma etilico in Italia sono purtroppo in boom e questa era proprio l’ultima cosa che valeva la pena importare dall’estero. Il 55% tra i giovani 14-18 anni dichiara di essersi ubriacato almeno una volta nella vita e il 20% dei giovani tra 15 e 24 anni beve alcolici regolarmente.

LE SCELTE

Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni è intorno al 40% da anni. Eppure solo il 29% dei giovani sceglie il corso di laurea prendendo in considerazione le statistiche occupazionali. Questo significa che abbiamo laureati e studenti in generale molto motivati, legati alla propria idea di professione, che però non trovano sbocchi. Di contro, i dati della dispersione scolastica alle superiori ci mostrano anche una tendenza in aumento. Quella a non finire il corso di studi obbligatorio: il 4% nella progredita Lombardia, il 4.7% in Piemonte, il 4.2% in Lazio, il 5% in Sicilia.

Si tratta di 135mila ragazzi in totale che hanno abbandonato gli studi tra il 2015-17. Il tasso di dispersione scolastica italiana è vicino al 14%. I giovani sembrano disinteressati a formarsi perché il mondo del lavoro li scoraggia. Infatti, attualmente oltre un lavoro su due per un neo-assunto non supera i 3 mesi di durata. Il tempo indeterminato invece sfiora il caso su quattro.

 

20/02/2018
di Christian D'Antonio
Twitter Facebook