ECONOMIA
Il lavoro non puo' attendere

I segnali di ripresa si stanno, lentamente,  consolidando ma rimane aperta la questione occupazione: che è ancora insufficiente, poco garantita e di scarsa qualità. Su Job l'analisi e le proposte di Carlo Gerla responsabile Mercato del lavoro di Cisl Milano Metropoli.

“Dobbiamo aspettare i prossimi mesi per capire, se e come, la ripresa economica si consoliderà a partire dall’occupazione il cui andamento è ancora troppo altalenante. Soprattutto dobbiamo mettere in atto quelle misure di sostegno( politiche attive, innovazione, ricerca, formazione) che ancora sono insufficienti e senza le quali è  impensabile creare nuovo lavoro di qualità”. Carlo Gerla è il responsabile del Mercato del lavoro di Cisl Milano Metropoli, un osservatorio importante non solo per il territorio di competenza ma a livello generale

“La ripresa indubbiamente c’è – spiega, numeri alla mano, Gerla- Con il primo trimestre del 2017 l’occupazione è tornata a livelli pre-crisi del 2008. I settori che si sono maggiormente avvantaggiati sono agricoltura, servizi ma anche l’industria mentre per le costruzioni  i primi segnali  positivi  si sono registrati solo a partire dal terzo trimestre dell’anno. Tuttavia, i dati con il segno più, permangono forti fattori di debolezza. Ad esempio, le ore lavorate sono nettamente al di sotto dei livelli pre-crisi; statisticamente rientrano nella categoria degli occupati quelli che hanno lavoratosolo un’ora; i contratti a tempo indeterminato sono cresciuti solo nel 2015, quando c’erano le decontribuzioni del Jobs act, mentre nel 2017 aumentano solo quelli a tempo determinato. In più, se da una parte cresce l’occupazione dall’altra diminuiscono salari e redditi.”

Troppo poco per considerare la crisi definitivamente superata anche  perché, in Italia,  non c’è ancora una politica dell’occupazione in grado di cavalcare l’onda lunga della ripresa globale.

“Come Cisl –prosegue Gerla – abbiamo insistito molto affinché l’ultima  manovra del governo destinasse risorse maggiori alle politiche attive. Ma non basta. Ci vuole una riforma seria e complessiva del mercato del  lavoro con investimenti mirati a sostegno dello sviluppo: infrastrutture, innovazione, formazione, di cui vanno riviste le filiere e rafforzata l’alternanza scuola-lavoro.  C’è poi tutta la partita di Impresa 4.0: come sindacato dobbiamo giocare d’anticipo e fare accordi con le controparti,  perché l’innovazione fine a se stessa, sganciata dal lavoro, non c’interessa.  Del resto è sempre stato così, dalla rivoluzione industriale in poi, la credibilità del sindacato si è misurata nella capacità di anticipare gli effetti delle innovazioni tecnologiche sull’organizzazione del lavoro. E innovazione non è solo quella dei robot ma anche, ad esempio, quella dei cosiddetti ‘lavoretti’,  uno spaccato nuovo del mondo del lavoro che il sindacato può e deve rappresentare. Tanto più oggi  che gli indici di gradimento ci collocano nettamente sopra ai partiti e alle altre organizzazioni sociali: una sfiducia della gente che non possiamo deludere, un ulteriore impegno da affrontare con responsabilità e coraggio le sfide del futuro”.

Dal nazionale a Milano. O viceversa, visto che il capoluogo lombardo anticipa, anzi funziona da traino delle tendenze generali

“A Milano i primi segnali di svolta, dopo sette anni di andamento negativo, si sono manifestati già dal  2015: aumento dell’occupazione, diminuzione dell’occupazione e della cassa integrazione. Una situazione diversa dal resto dell’Italia e  della Lombardia anche  perché qui  le ‘politiche attive’ del lavoro stanno funzionando grazie anche al nostro contributo. Siamo presenti ai tavoli con i rappresentanti delle imprese e delle istituzioni così come nell’impegno a costruire una rete sempre più fitta con l’associazionismo cattolico e il  Terzo settore  dove, i temi tipici del mercato del lavoro, s’intrecciano con lo sviluppo del welfare inteso come erogatore di servizi sociali e anche come sostegno al reddito dei lavoratori. E’ indubbio che a Milano e dintorni si respiri un’aria ricca di stimoli: Area Expo, Città della salute di Sesto, Scali ferroviari, innovazione e ricerca. Trasformazioni  profonde del tessuto urbano e produttivo dove il nostro obiettivo e quello di affermare in ogni occasione il valore (ideale e concreto) del lavoro”.

 

20/02/2018
Twitter Facebook