Pensiamo in grande pensiamo europeo

In attesa delle iniziative salvifiche del prossimo governo, è bene che le parti sociali (sindacati e mondo del lavoro in generale) consolidino i loro presidi sui territori. C’è la necessità di puntellare le eccellenze in campo produttivo, sociale e culturale che rappresentano il meglio del nostro Paese.

 

Questo a partire dalla coscienza dei limiti che abbiamo: numericamente siamo ancora la seconda potenza industriale dell’Europa, ma da soli non andiamo da nessuna parte. Gli italiani, le statistiche ce lo ricordano ogni giorno, progressivamente s’impoveriscono e viene sempre meno la protezione economica e sociale che nel passato aveva garantito la stabilità. Prendiamo ad esempio la sanità: in Italia ci sono strutture pubbliche e private sicuramente all’avanguardia sempre più affollate dai ‘nuovi ricchi’ dei Paesi dell’est mentre sempre più italiani sono costretti a fare il percorso inverso. Questi e altri problemi, non sono assolutamente risolvibili con ipotesi, vecchie e nuove, di tipo autarchico. Chi lo sostiene è disonesto nei confronti della storia e delle aspettative dei cittadini. Dall’industria ai servizi, dal commercio alla finanza fino all’istruzione e alle infrastrutture, tutto è connesso. La globalizzazione è la dimensione del presente e del futuro. Anche a non volerlo è obbligatorio pensare europeo. È fuorviante fare passare nella testa della gente che “prima si stava meglio”. Essere “padroni a casa propria” significa essere protagonisti attivi del progetto di unificazione europea, mettendo in chiaro quello che non va, e di cose che non vanno, a partire dal lavoro, ce ne sono tante.

In questa fase di precarietà generale, sociale, politica, economica il sindacato rimane un riferimento democratico, certo e diffuso. Il disagio e lo scontento lo percepiamo ogni giorno, i venti populisti soffiano ovunque. Tuttavia rimaniamo le uniche organizzazioni di massa che rappresentano milioni di persone, da tanti decenni, non dal'altroieri. Solo a Milano 190mila iscritti Cisl, 4 milioni nel Paese. Un motivo per cui non siamo stati travolti dalla crisi della politica e dalla fine delle ideologie, ci sarà pure. Il primo e principale è la difesa del lavoro. Senza guardarci indietro.

01/06/2018
di Danilo Galvagni - segretario generale Cisl Milano Metropoli
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