UN LIBRO DI OLIVIER GUEZ
Mengele, la mediocrità dell' "angelo della morte"

 La storia e la personalità del medico nazista che ha sulla coscienza centinaia di migliaia di vittime, soprattutto ebrei. La fuga e la morte, senza mai pentirsi, in Sud America.

Nei libri di storia è definito l’”angelo della morte” di Auschwitz. Josef Mengele, medico nazista, capitano delle SS, ha sulla coscienza centinaia di migliaia di vittime. Ebrei, soprattutto, che mandava direttamente alle camere a gas o, dopo un passaggio dal suo ambulatorio, ai forni crematori. La sua “passione” erano i gemelli, che “usava” come cavie per esperimenti aberranti, nel nome della ricerca per la purezza della razza. Come molti criminali nazisti, alla fine della guerra, è riuscito a scappare e a salvarsi, accolto in Sud America (sotto la falsa identità di Helmut Gregor, attestata da un Comune italiano in Alto Adige), prima nell’argentina di Peron, poi nel Paraguay di Stroessner. E’ morto libero, per cause naturali, in Brasile, nel 1979, a quasi 68 anni. Non ha mai pagato per i suoi crimini e non si è mai pentito, Olivier Guez ha scritto un libro su di lui, o meglio sulla sua vita da fuggitivo, durante la Guerra Fredda, in un contesto sociale (fatto da dittatori sanguinari, politici complici, poliziotti corrotti, nazisti fanatici…) che lo ha protetto per lunghi anni. “La scomparsa di Josep Mengele”, edito da Neri Pozza (16,50 euro), ha vinto il prestigioso Prix Renaudot.

Che tipo di uomo è Mengele?

E’ un uomo debole con i forti e forte con i deboli. Quando “lavora” nel campo di concentramento e sterminio di Auschwitz si permette di fare tutto quello che vuole, di compiere ogni tipo di atrocità, perché si sente molto forte con l’uniforme addosso. E’ un uomo completamente privo di sensibilità, non ha alcuna empatia verso il genere umano. E’ opportunista e incredibilmente egocentrico. Un diavolo.

 

“Forte con i deboli e debole con i forti”

 

La fuga in Sud America lo cambia in qualche modo?

Quando arriva in Argentina è molto pauroso, perché non conosce nessuno. Poi però riprende il suo percorso e riacquista fiducia, rinasce. Lavora, guadagna soldi, si compra una bella macchina, acquista una villa, si sposa, ma quando, ad un certo punto, si sente ricercato (il Mossad, il servizio segreto israeliano è sulle sue tracce, ma non riuscirà ad arrestarlo, ndr.), la paranoia, l’angoscia e la solitudine se lo mangiano letteralmente. Resta un uomo con poco coraggio, un mediocre, totalmente incapace di pensare oltre se stesso e di amare qualunque altra persona.

 “Un uomo privo di sensibilità. Opportunista incredibilmente egocentrico”

 

Ma non si pentirà mai?

No, non può avere rimorsi o rimpianti perché è assolutamente convinto della correttezza di quello che ha fatto. Non ha la visione che possiamo avere noi dei suoi crimini. Sente di essere stato un grande soldato al servizio degli interessi della Germania. E’ persuaso di questo.

Come mai tanti ex nazisti hanno trovato rifugio in Argentina?

Intanto perché c’era già una certa prossimità fra l’Argentina di Peron, la Germania nazista e l’Italia fascista. Poi in quel periodo si comincia a sentire il clima della Guerra Fredda. Peron è convinto che Stati Uniti e Unione Sovietica finiranno con il distruggersi e ambisce a trasformare l’Argentina in una super-potenza. Per riuscirci occorre, però, sviluppare l’economia e aumentare la potenza militare. Quindi perché non accogliere delle persone preparate, degli scienziati, dei militari che arrivano dall’Europa?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche criminali come Mengele?

Esatto. In realtà Mengele è un “pesce piccolo”, non ha alcuna importanza strategica per il Paese che lo ospita. Scappa in Argentina perché ha i soldi (la sua famiglia in Germania è molto ricca, ndr.), ha i mezzi per farlo e vuole sfuggire alla giustizia nel caso la giustizia tedesca decidesse di interessarsi a lui.

Perché ha scritto questo libro?

L’obiettivo del libro è dimostrare in che modo un uomo mediocre può fare il male, anche in proporzioni gigantesche. Volevo dimostrare la facilità con cui si può affondare nel male. In un’epoca come l’attuale, in cui certi valori sono rimessi in discussione, l’esempio di Mengele dovrebbe essere illuminante per le società democratiche occidentali.

 

04/06/2018
di Mauro Cereda
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