LEGNANO
La Franco Tosi alla ricerca di un futuro

 Simbolo dell’industria manifatturiera della zona, è passata dai 6mila dipendenti degli anni Sessanta ai 200 attuali. Nonostante le difficoltà si guarda avanti, grazie alla caparbietà dei lavoratori e dei sindacati. Gambarelli (Fim/Cisl): Una scommessa da vincere inseme

Su Job di ottobre la storia, l'attualità, i protagonsti, il racconto dei delegati di ieri e di oggi dell'azienda simbolo di Legnano

 Una nobile decaduta che resiste e cerca d’immaginarsi un futuro. La Franco Tosi è Legnano sono praticamente la stessa cosa. I fasti del passato ed era “Ul pan a vita”, quando l’azienda impiegava migliaia e migliaia di persone, sono un ricordo ma la Tosi rappresenta ancora il cuore e l’anima dell’industria manifatturiera dell’Alto milanese.

Un balletto sulla pelle dei lavoratori

Oggi la Tosi vive una situazione assai travagliata e di grossa incertezza.  Il punto più alto della crisi è stato il 25 luglio del 2013 quando il tribunale fallimentare di Milano ha dichiarato lo stato d’insolvenza e la conseguente amministrazione straordinaria della società che oggi conta poco meno di 300 dipendenti. Il 9 giugno del 2015, il Gruppo Presezzi di Burago Molgora in Brianza, acquista il ramo d’azienda relativo al comparto meccanico, che resta il punto di forza della Tosi. Negli ultimi mesi la situazione si aggroviglia  con un estenuante balletto tra il nuovo proprietario pronto a sborsare fino a 3 milioni di euro per l’acquisto delle aree,   e il Commissario straordinario Andrea Lolli che chiede praticamente il triplo. Da qui l’ipotesi sempre più concreta del trasloco in Brianza, dove la famiglia Presezzi ha il suo quartier generale.

A rendere ulteriormente complessa la situazione c’è poi la questione della carpenteria con il giudice del lavoro che ha  recentemente accolto il ricorso di alcuni lavoratori che dall’aprile scorso erano stati spediti a Colnago in Brianza. L’azienda ha impugnato la sentenza e ne è nato un nuovo contenzioso con operai e organizzazioni sindacali. 

Una situazione molto lontana rispetto a quell’età dell’oro che ha fatto dell’ azienda di turbine di piazza Monumento a Legnano il simbolo industriale  dell’Alto milanese. L’azienda nel 1951 contava quasi 5.000 dipendenti per poi arrivare  ai 6.000 degli anni Sessanta. Assieme alle Industrie Elettriche Legnano, alla Cantoni, alla Bernocchi, all’Unione manifatturiera legnanese e poi scendendo con la Stf di Magenta e la Iar Siltal di Abbiategrasso andava a costituire un vero e proprio distretto del comparto metalmeccanico. Il declino della Tosi iniziò negli anni Novanta, a causa di una girandola di cessioni e ad una prima diminuzione di commesse. Prima l’ingresso del Gruppo Ansaldo e poi nel 2000 il “Gruppo Casti” (Castiglioni) che rilevò la fabbrica da Finmeccanica. L’ultimo passaggio è stato nel 2009 con l’ingresso della società indiana Gammon Group specializzata in opere civili, ma ormai il debito accumulato e la mancanza di volontà di tutti i nuovi proprietari di dare corso ad una vera e propria ristrutturazione dell’azienda avevano fatto la differenza in negativo.

 

15/10/2018
di Fabrizio Valenti
Twitter Facebook