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2020
OPERAI AGRICOLI E FLOROVIVAISTI - I sindacati sollecitano il rinnovo dei contratti provinciali di lavoro 
15/07/2020

A 7 mesi dalla scadenza del 31 dicembre 2019, in nessuna provincia della Lombardia si è sottoscritto il rinnovo dei contratti di lavoro per gli operai agricoli e florovivaisti anzi, in alcune non si sono neppure avviate le trattative.
Le controparti Agricole, Coltivatori diretti, Confagricoltura e CIA nella maggior parte delle provincie, ad oggi non hanno dimostrato nessuna seria intenzione di confrontarsi con le organizzazioni sindacali dei lavoratori per discutere di un rinnovo contrattuale molto importante per tutti i dipendenti coinvolti, che in Lombardia sono circa 60mila. 
Ricordiamo che il contratto provinciale del settore agricolo svolge la funzione economica del secondo biennio di valenza del contratto Nazionale ed è solo rinnovandolo che i lavoratori possono avere un riconoscimento economico che copra almeno la perdita del potere d’acquisto dei salari.
Lavoratori che in questi mesi non hanno mai fatto mancare il loro contributo continuando ad operare anche in situazioni di rischio per la propria salute.
Sappiamo che alcuni settori hanno subito più degli altri la crisi data dalla pandemia, come sappiamo che sia il Governo con il Decreto Rilancio che Regione Lombardia sono intervenuti a sostegno di questi settori ed è per questo che chiediamo con forza la ripresa delle trattative per non fare pagare ancora ai lavoratori crisi non sempre vere.
il rinnovo di un contratto non riguarda solo il discorso economico, ma spazia su più punti: dalla classificazione, alla rivisitazione del welfare, dalla costituzione degli Enti Bilaterali dove non ancora creati, dall’attenzione alla sicurezza sul lavoro con la creazione degli RLST, alla lotta contro il lavoro nero e caporalato per un agricoltura più moderna e attenta   ai problemi di tutte le persone che ci lavorano e ci vivono.

FAI CISL - FLAI CGIL - UILA UIL 
 

VIGILI DEL FUOCO - 22 luglio giornata di mobilitazione nazionale. Fns Cisl: “Vogliamo aumenti più equi”
21/07/2020

Domani sarà una giornata di mobilitazione nazionale per i diritti dei vigili del fuoco. Dopo decenni di profonde disparità economiche con gli altri Corpi dello Stato, anche grazie alle rivendicazioni della Fns Cisl, il governo ha deciso unilateramente di stanziare 165 milioni di euro per valorizzare le retribuzioni dei vigili del fuoco, senza però coinvolgere il sindacato attraverso la contrattazione.
Il risultato? Aumenti di soli 13 euro lordi per il personale più giovane al di sotto dei 13 anni di servizio.
“Nessuna risorsa è stata stanziata – afferma Maurizio Giardina, segretario generale Fns Cisl Lombardia – per gli aspetti previdenziali che tuttora pongono il personale del corpo nazionale ai livelli pensionistici più bassi del settore della sicurezza e del soccorso pubblico”.
La Fns Cisl chiede che attraverso la presentazioni di emendamenti al Decreto Semplificazione, in discussione in questi giorni, si possa ottenere:
- una risposta retributiva più equa per il personale
- l’attribuzione dei cosiddetti sei scatti ai fini pensionistici per tutti i Vigili del Fuoco.
“Siamo impegnati a sensibilizzare i parlamentari locali e i consiglieri regionali del territorio lombardo – conclude Giardina - affinché estendano a loro volta l’iniziativa ai gruppi parlamentari di riferimento che interverranno nella suindicata discussione del testo in parlamento. Lo riteniamo un doveroso atto nei confronti di una categoria di lavoratori che è costantemente a rischio ed è essenziale per il nostro Paese”.
 

CASE POPOLARI, SICET E CISL LOMBARDIA - La sentenza del Tribunale di Milano che condanna la Regione per discriminazione è una vittoria di civiltà 
28/07/2020

E sono tre! Per la terza volta la Regione Lombardia viene condannata a rimuovere norme specifiche sull’accesso alle case popolari perché incostituzionali e/o discriminatorie.

L’ultima è quella del Tribunale di Milano che in data 27 luglio u.s. ha ordinato alla Regione di modificare immediatamente il Regolamento 4/2017 delle assegnazioni, sia nella parte relativa alla residenza quinquennale (già dichiarata incostituzionale dalla Corte nell’ambito dello stesso procedimento), sia nella parte che pone in carico ai soli cittadini stranieri la presentazione di documentazione sull’impossidenza immobiliare, estendo tale condizione anche a quelli titolari di permesso umanitario, protezione internazionale o altri “casi speciali”.

“Ora la Regione dovrà obbligatoriamente cambiare le norme regolamentari per l’accesso alle case popolari, nel senso indicato da Tribunale e dalla Corte Costituzionale – sottolineano Cisl e Sicet Lombardia -  e dare indicazione ai Comuni e alle Aler di richiamare tutti i nuclei familiari esclusi a causa delle norme eliminate e ricollocarli nelle graduatorie con il punteggio relativo”.

“Oltre a ciò, molti degli esclusi potrebbero agire nei confronti della Pubblica Amministrazione per chiedere il risarcimento di eventuali danni provocati dalla eventuale mancata assegnazione - proseguono - . Per dare un peso specifico alla disfatta regionale basterebbe andare a riprendere le dichiarazioni compiaciute dell’assessore Bolognini e del Presidente Fontana, in sede di approvazione e presentazione del Regolamento 4/2017, su quelli che erano i capisaldi del nuovo modello lombardo dell’edilizia popolare: alla prova dei fatti si sono tutti dissolti perché illegittimi o, più semplicemente, inapplicabili alla realtà”.

“Dovremmo ribadire, certo con poca modestia, che quanto sta accadendo l’avevamo previsto e detto in ogni sede regionale e istituzionale, rimanendo inascoltati - aggiungono - . Spiace che molti Comuni, anche importanti, non abbiano sentito nel tempo la necessità di contrastare, pur avendone la competenza e la necessità, le sciagurate scelte regionali, ma le abbiano accettate supinamente e, qualche volta, anche condivise”.

Ora ciò che serve, secondo Cisl e Sicet Lombardia,  è che Regione Lombardia prenda finalmente atto del fallimento delle sue politiche e inizi un confronto serio con il sindacato per riformare integralmente la legislazione regionale sull’edilizia residenziale pubblica e, più in generale, sulla casa e rispondere a una domanda sociale di alloggi che coinvolge decine di migliaia di cittadini.

INDUSTRIA ALIMENTARE - Siglato il rinnovo del contratto nazionale. Furlan: "Rinnovare tutti i contratti scaduti è la strada responsabile per cambiare in maniera moderna le relazioni industriali"
31/07/2020

"Una notizia molto positiva il rinnovo del contratto nazionale dell’industria alimentare, un settore trainante dell'economia italiana”. Lo sottolinea la Segretaria Generale Cisl Annamaria Furlan. “Si tutelano le retribuzioni e si introducono nuove garanzie molto innovative sulla formazione, sul lavoro agile, sulla partecipazione dei lavoratori, sul welfare, sui congedi parentali, sul lavoro notturno e su altre importanti norme pattizie in linea con il patto della fabbrica. Rinnovare tutti i contratti scaduti è oggi la strada responsabile per cambiare in maniera moderna ed innovativa le relazioni industriali ed affrontare in uno spirito di collaborazione tra imprese e sindacati le sfide e le trasformazioni oggi necessarie nel mondo del lavoro”, aggiunge la leader Cisl..
 
A dare la notizia del rinnovo i sindacati di categoria, che dopo due giorni di ulteriori negoziazioni non-stop hanno portato a termine un accordo sul quale esprimono piena soddisfazione. Lintesa per il  rinnovo del CCNL dell'industria alimentare 2019-2023 tra Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil e Unionfood, Ancit e AssoBirra, è stata siglata nella notte. 
 
"Il rinnovo del contratto collettivo nazionale dell'industria alimentare rappresenta un investimento per la ripartenza del Paese: ha vinto il senso di responsabilità, ha prevalso la capacità del sindacato di negoziare per sostenere un settore che è divenuto il secondo manifatturiero d'Italia, e che, nonostante le tante difficoltà legate ai canali della ristorazione e del turismo, a causa della pandemia, non ha mai smesso di produrre il cibo per le tavole degli italiani, dimostrando anche grande capacità di adattamento ai repentini cambi di rotta da parte dei consumatori". Questo il commento di Onofrio Rota, Segretario generale della Fai Cisl. 
L'accordo prevede un aumento salariale, con 119 euro a regime, a cui si aggiungono 5 euro di welfare e 30 euro per coloro che non sono coinvolti nella contrattazione di secondo livello, "incentivando le imprese a realizzarla".

"Siamo nel bel mezzo di una crisi inedita - conclude la nota della Fai Cisl - e sarebbe diabolico lasciare che a entrare in crisi sia anche la contrattazione nazionale di un settore che traina il Made in Italy nel mondo. Per questo il prossimo obiettivo è la sigla del contratto con tutte le altre associazioni di imprese. Il risultato raggiunto rappresenta davvero una grande prova di responsabilità e autorevolezza da parte del sindacato, nonché una bellissima pagina di partecipazione democratica da parte di lavoratrici e lavoratori, che fino al 2023 potranno contare su un contratto innovativo, di prospettiva, di tenuta e rilancio del Paese".

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